Andava tutto bene fino a quando nel 2024 il destino mi mette davanti l’ennesimo ostacolo da superare. Stavo male in quel periodo ma nessuno sapeva dirmi cosa avessi. Con i miei genitori abbiamo girato decine di medici e fatte varie visite specialistiche, chi diceva una cosa e chi un’altra. Più i mesi passavano e più dimagrivo perché non riuscivo a mangiare. A luglio una dottoressa disse a miei genitori di farmi fare una TAC, e lì scoprimmo qualcosa che non avremmo mai immaginato. Mi diagnosticarono un tumore alle guaine nervose periferiche in progressione, dicendo che fosse benigno ma non ne avevano la certezza.
Resto per 3 mesi in ospedale in attesa dell’operazione. Vivo quei 3 mesi nella stanza con mia mamma e con mio papà che veniva ogni pomeriggio nell’orario di visita consentito, perché non lo facevano rimanere. Quando mi venivano a trovare i miei fratelli Giuseppe, Giovanni e Simone, i miei nonni e miei zii volevo scappare via con loro e tornare a casa, ma so che non potevo perché dovevo operarmi e superare pure questa. Devo farmi vedere serena e non mostrare tutta la mia disperazione per non far preoccupare i miei genitori. Pure se a volte avevo voglia di piangere e urlare: “Perché proprio a me? Che cosa ho fatto di male?” Mia mamma è forte ma se mi vedesse piangere poi crollerebbe pure lei e non posso permetterlo perché ho bisogno della sua forza. Il giorno dell’operazione sembrava arrivato, mi chiamarono per prepararmi ad andare in sala operatoria, piansi e abbracciai mia mamma, poi arrivò mio papà e ci disse di non muoverci dalla stanza perché aveva scoperto che il chirurgo non era quello che ci aveva rassicurato sull’esito positivo dell’intervento nonostante le sue critiche possibilità di sopravvivenza, ma era un altro che si era preso la briga di operarmi senza conoscere dettagliatamente il mio caso. Il destino volle che l’anestesista si rifiutò di operare insieme a quella equipe, perché sicuramente sapeva che da quella sala non sarei uscita viva. Mio padre e il destino e quella anestesista mi salvarono la vita. Un mese dopo ci chiamò l’equipe del chirurgo che doveva operarmi e che aspettavamo con ansia; mi convocarono, il giorno dell’operazione entrò il chirurgo e spiegò a mia mamma l’operazione che avrebbe fatto. Vidi i miei genitori diventare pallidi, non potevano piangere davanti a me per non farmi spaventare ma so che non appena sarei entrata in sala operatoria sarebbero scoppiati a piangere; le possibilità che sarei uscita viva da quella operazione erano bassissime, nonostante il chirurgo e l’equipe fossero davvero in gamba. L’operazione durò 10 ore, e tutto andò bene ringraziando a Dio. Ad attendere questa notizia ci furono i miei genitori, e tutte le persone che amo. Durante quella notte, in sala intensiva vidi mia nonna Pippa, la nonna di mio padre defunta un paio di anni fa, non mi disse nulla ma la sua immagine mi rassicurò. Mi svegliai, due giorni dopo mi portarono dall’intensiva al reparto. Dopo due settimane, tornai a casa, accolta da una grande festa a sorpresa organizzata dal mio fratellino Simone che mi era mancato tantissimo.
Dopo una settimana, iniziai ad avere un dolore sempre crescente alla gamba, tale da non riuscire a camminare. Nel frattempo, scopriamo che il tumore che mi avevano tolto era maligno e che quindi avrei dovuto fare la terapia. Dopo un mese, a dicembre 2024 inizio la chemioterapia, siamo fiduciosi. Dopo due settimane dall’inizio della chemio, inizio a perdere i capelli, piango e ho paura di rimare così ma mia mamma mi rassicura che cresceranno presto non appena finiremo tutto. Nel frattempo, organizziamo la festa di Natale, dico a mia mamma di invitare tutti quest’anno: I nonni, gli zii e i cuginetti. Questo Natale voglio festeggiarlo a casa insieme a tutti. Perché noi di solito festeggiavamo il Natale con i miei nonni paterni che abitano a Scordia e il Capodanno con i miei nonni materni che vivono a Riposto. É stata una serata speciale, ho ricevuto tanti regali, ma il regalo più bello è stato quello di esserci. Il giorno dopo con i miei fratelli iniziamo a progettare cosa mangiare per il cenone di Capodanno, facciamo il menù e vogliamo ripetere quella serata. All’ alba del 2025 mi sveglio nel letto con mia mamma, lei ancora dormiva, la guardo e vorrei dirle quanto la amo, perché è grazie a lei che riesco a superare tutto con grande forza, mia mamma è il mio centro, con lei mi sento sempre al sicuro.
Pochi giorni dopo mio fratello Giovanni parte per arruolarsi nella Marina Militare, sono fiera di lui se lo merita, il giuramento lo farà a febbraio e so che purtroppo le mie condizioni non mi permetteranno di esserci.
Ogni 3 giorni del mese con papà e mamma andiamo in ospedale a fare la chemio, nel frattempo inizio a fare la radioterapia e i massaggi per far passare il dolore alla gamba. Nel giro di poche settimane inizio un po’ a muoverla e a camminare. Manca l’ultima seduta di chemio e poi ho finito e posso ricominciare a vivere come prima. In ospedale faccio la tac, dopo pochi giorni arrivano i risultati e il medico dice ai miei che non bastano tre cicli e che dobbiamo farne altri tre perché la malattia un po’ sta progredendo e non sta rispondendo alle cure. Io, nel frattempo, non riesco a mangiare più di tanto, perdo sempre più chili, evito di guardarmi allo specchio perché so che scoppierei a piangere. Ogni domenica quando i miei nonni, i miei zii e i miei cugini mi vengono a trovare da Scordia non posso farmi trovare in queste condizioni, devo fargli vedere che sto guarendo se no poi loro si preoccupano, mi metto la parrucca, mi alzo dal letto e mi metto sul divano. Poi nel pomeriggio mi faccio mettere lo smalto da mia zia Lory sulle unghie, dato che ho comprato nuovi smalti estivi online e ho voglia di provarli. Ogni sera prima di addormentarmi con mia mamma e mio papà nel lettone mentre ci guardiamo un film, aspettiamo la chiamata su whatsapp di mio fratello Giovanni per raccontarci cosa ha fatto durante la giornata e come si sta trovando.
La notte del 4 aprile, mentre stavamo dormendo sentiamo suonare alla porta, era mio fratello che tornava a sorpresa dalla scuola della Marina Militare, gli avevano dato la destinazione e lui era rientrato a casa per passare con noi una settimana per poi dopo ripartire. Abbiamo festeggiato il suo compleanno tutti insieme, io stavo un po’ male però per lui mi sono fatta forte, non volevo si preoccupasse. Prima di Pasqua Giovanni rientra e ci comunica che a breve sarebbe partito in missione e che starà fuori 2 o 3 mesi. Il lunedì di Pasquetta io stavo troppo male avevo un po’ di febbre non mi reggevo in piedi, erano i giorni dove la chemio stava aggredendo.
Quella sera mio fratello Giovanni prima di partire in missione mi ha salutato, l’ho visto con la divisa e mi sono emozionata. L’indomani mattina stavo troppo male e i miei genitori preoccupati mi portarono al pronto soccorso dove mi hanno fatto le analisi e subito una trasfusione di plasma, ma poi arrivò una dottoressa che mi visitò e mi fece fare subito una tac, dopo averne avuto l’esito scappò subito a chiamare i medici per fargli preparare la sala operatoria; mia mamma preoccupata chiese cosa stesse succedendo: avevo un infarto intestinale in corso e dovevano operarmi d’urgenza perché altrimenti non ce l’avrei fatta. Mia mamma disperata si avvicinò a me e mi disse dell’operazione, scoppiai a piangere e dissi a mio papà e mia mamma che questa volta non mi sarei più risvegliata. Quella sera tutta la famiglia venne all’ospedale e aspettò con ansia che uscissi dalla sala operatoria, mia mamma si sentì male svenne e sbattè la testa per terra, la portarono subito al pronto soccorso, ci andò mia zia Giusy a farle compagnia. Dopo 2 ore, i due chirurghi che mi avevano operata uscirono dalla sala operatoria e comunicarono che l’operazione era andata bene, mi avevano messo una sacca allo stomaco temporanea ma restavo in gravissime condizioni: la chemioterapia aveva ustionato gran parte dei miei organi. La notizia arrivò subito a mia mamma che venne subito nel reparto con mia Zia Giusy a parlare con i dottori. Mi portarono in sala intensiva e il giorno dopo mi risvegliai, non credevo di riuscire a sopravvivere pure a questa operazione inaspettata. Quel pomeriggio del 24 aprile 2025 i miei mi vennero a fare visita in sala intensiva, e gli chiesi chi c’era quella sera e chi ci fosse in quel momento lì fuori. C’erano i miei nonni Tina, Rosetta, Pippo e Gianni, i miei zii Carmelo, Lory, Katia, Giusy, Alfredo, Alfio, Sebastiano, mia zia Gianna la sorella di mia nonna e mio fratello Giuseppe. I medici dissero ai miei genitori che le mie condizioni restavano critiche ma che erano fiduciosi vista la mia fibra forte e la mia giovane età e se avessi continuato così a breve sarei salita in camera insieme a mia mamma. Domenica 27 aprile i medici della sala intensiva mi portarono il pranzo, ma io non avevo fame e dissi che avrei mangiato più tardi; nel frattempo i miei genitori stavano venendo a farmi visita. Mi sono sentita male, mi mancava l’aria, subito arrivarono i medici e gli infermieri a darmi soccorso ma il cuore aveva ceduto, mi misero in coma farmacologico per non farmi soffrire e cercare in qualche modo di salvarmi ma le speranze era quasi nulle. La notizia arrivò ai miei genitori che stavano parcheggiando l’auto e subito si misero a correre per raggiungermi nella sala intensiva. Durante il coma ho sentito le mani calde di mia madre, la forza di mio padre, le carezze di mio fratello Giuseppe, la disperazione dei miei parenti lì fuori in sala d’attesa e il pianto di mio fratello Simone che voleva entrare a vedermi ma non poteva. Mio padre mi disse di aspettare qualche giorno perché a breve sarebbe arrivato mio fratello Giovanni, non potevo andarmene senza dargli la possibilità di salutarmi, lo aspettai! Il giorno dopo arrivò dopo un lungo viaggio. Quella mattina nella stanza con me c’era tutta la mia famiglia, adesso sì che ero serena, potevo andarmene sapendo che non li avrei mai abbandonati. Il giorno del mio funerale io c’ero e ho visto tutta quella gente venuta a darmi l’ultimo saluto: È stato emozionante rivedere i miei ex compagni di classe, tutti i parenti di mio padre e mia madre. Ho ascoltato e mi sono commossa quando la mia ex compagna di classe mi ha dedicato una bellissima lettera e quando i miei fratelli Giuseppe e Simone insieme a mia zia Lory hanno letto una dedica che mi ha molto emozionata. Grazie a tutti di vero cuore, io non sarò più con il corpo su questa terra ma sarò sempre con la mia anima presente nel vostro cuore.